CuriositàL'uomo più temuto di Berlino: la vera storia di Sven, il buttafuori del Berghain

10/04/2016 - 18h

I tatuaggi che solcano il viso come tante cicatrici. Due anelli, canini demoniaci, che infilzano il labbro inferiore. E poi il pizzetto folto, i capelli brillantinati all’indietro. Il chiodo di pelle, immancabile, anche in inverno. La voce baritonale. Sven Marquardt non è solo un buttafuori. Sven Marquardt impersonifica Berlino, i suoi modi rudi, il suo fascino notturno, il suo passato ancora vivo e tangibile.

Da vent’anni, Sven detta legge nella capitale tedesca. È lui, infatti, a decidere chi può entrare nel cuore techno dei weekend berlinesi: il Berghain. “Ogni maledetta domenica”, per citare il film di Oliver Stone con Al Pacino – uno dei suoi attori preferiti – ma anche ogni venerdì ed ogni sabato, Sven custodisce l’ingresso del tempio, decidendo chi rispetta e chi no le “leggi non scritte” della discoteca più famosa del mondo. Una celebrità, in città: basti pensare che nel 2011, lo street artist portoghese Vhils gli ha dedicato una gigantografia, a Schöneberg.

Quasi nessuno lo sa, ma quest’uomo è anche – e soprattutto – un fotografo. Al suo attivo ha cinque mostre – tutte tenutesi a Berlino – e due libri, Zukünftig vergangen: Fotografien 1984–2009, pubblicato nel 2010 e Heiland. Mitteldeutscher Verlag, alle stampe nel 2011. I suoi ritratti, rigorosamente in bianco e nero, raffigurano attori e cantanti, ma anche personalità complesse, mutevoli e oscure, inquadrate all’interno di una città decadente e romantica.

Il nome tradisce le origini: Sven nasce a Berlino Est, nel 1962. Da piccolo, passa quasi tutto il suo tempo libero nella panetteria dei genitori, a Prenzlauer Berg. Qui comincia a lavorare, ancora adolescente. Poi, dopo aver conosciuto Robert Paris, figlio della celebre fotografa Helga, Sven entra nella comunità punk della città. Si rasa i capelli ai lati della testa, cerchia i suoi occhi con il mascara. Qualche rissa di troppo, e la polizia gli proibisce l’ingresso a Mitte.

Nel 1990, pochi mesi dopo la caduta del Muro, Sven inizia a lavorare per suo fratello Olivier, alias DJ Jauche, come buttafuori durante i party dell’Ostgut, l’antenato del Berghain. Dell’ex centrale elettrica diFriedrichshain, con i suoi tratti architettonici stalinisti, la sala delle turbine, le luci, Sven diventa uno deipunti cardinali: «È simile al set di un film, qualcosa di irreale», ha spiegato al New York Times qualche mese fa. Tanto che, alla chiusura dell’Ostgut, nel 2003, aveva meditato di lasciare il lavoro: ma la passione ed il fascino di quella struttura lo hanno convinto a restare.

La parola buttafuori non gli piace. «Preferisco selezionatore», spiega Sven. È proprio grazie a lui ed alle sue scelte – per molti incomprensibili o irrazionali – che il Berghain riesce a mantenere negli anni la sua fama leggendaria. Spesso anche glihabitué devono affrontare delusioni inaspettate. Così sarà anche in futuro, almeno per un po’: «Continuerò a fotografare e a lavorare al Berghain», racconta. «Certo, non potrò fare questo lavoro per sempre. Un giorno smetterò». Quello, ne siamo sicuri, sarà un giorno triste, per Berlino e la sua vita notturna.

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