NewsL'eternità in cinque tracce: Marco Carola

30/06/2017 - 12h

Sono uno di quelli che non è propriamente cresciuto cavalcando il suono dei suoi esordi, ma quando mi è capitato di imbattermi in “Open System” non ho potuto fare a meno di restare a bocca aperta. Parliamo ovviamente di Marco Carola e di quella che, con ogni probabilità, può essere considerata la sua opera massima, la meravigliosa raccolta uscita su Zenit nel 2001. Un album monumentale, uno di quelli che – se si ha la fortuna di essere baciati dal Dio Talento – capita di produrre al massimo una e una sola volta nella vita. Sfido chiunque a provare il contrario presentandomi degli esempi concreti. Così, quando oggi ho ascoltato l’ora di musica estratta dal set che lo stesso Carola ha proposto al Sound Nightclub di Los Angeles lo scorso 24 febbraio, non ho potuto fare a meno di riflettere sulle cause di un cambiamento tanto radicale quanto doloroso – mi era già capitato a margine della pubblicazione di “Play It Loud”, album del 2011 e del tanto atteso ritorno discografico a dieci anni di distanza dal capolavoro “Open System”.

Ok, è un processo quasi naturale e automatica, ma che senso ha? Una volta appurato che la ragione di un cambio di rotta artistico c’è la maggiore spendibilità del proprio nome sul mercato, oppure il crollo dell’interesse nei confronti di un determinato suono/movimento in che modo possiamo riavere indietro l’energia, la forza e la disarmante onestà dei groove di “Get Down” e “Body Dancer”?

La realtà dei fatti è che nel mondo della musica (dance o non dance, fa poca differenza), se viene messo in moto un certo tipo di meccanismo è pressoché impossibile fare un passo indietro. Questione di credibilità, forse. Per questa ragione i commenti che i nostalgici dei vecchi Question, Zenit e Domestic Minimal Noise non mancano di dispensare in segno di protesta continuano a risultare tanto stucchevoli quanto inutili perché al netto di Music On e di tutte le nostre considerazioni da bar, Marco Carola s’è conquistato l’immortalità all’interno della scena techno oltre dieci anni fa con dischi come quelli che oggi vogliamo condividere con voi, gli stessi che oggi danno scuola e dopo scuola a quelli proposti dal miglior dj nella miglior festa che possa capitarvi questo weekend.

Se siete tra quelli ad averlo ascoltato solo nel recente passato, beh, allora avete un bel po’ da recuperare.

Articolo tramite: soundwall.it

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